Cara ministra, sono in attesa di…

Cara ministra Lorenzin,

una buona notizia per lei che si è raccomandata tanto di ricordarci che: siamo in scadenza, la fertilità non è per sempre, una clessidra non si nega a nessuno (e neanche una pacca sulla pancia), dovremmo darci tutte una mossa (si chiama ansia da prestazione), la culla rischia di restare vuota (certo, se la compri prima…) e i nostri compagni rischiano di afflosciarsi come una banana marcia. Siamo tutte in attesa! Evvia!

Pubblico qui alcune delle lettere che mi sono state inviate dopo l’invito lanciato dalle pagine del Fatto Quotidiano . Ogni donna e ogni uomo le racconterà la sua attesa.

 

Fertility Fake, campagna promossa dal Coordinamento Donne Salute e Ambiente https://www.facebook.com/events/181883378910631/

Fertility Fake, campagna promossa dal Coordinamento Donne Salute e Ambiente https://www.facebook.com/events/181883378910631/

Sono in attesa di…

#salute

Ho due figlie e per poter vivere più vicina a loro scelsi la libera professione. Quando ero dipendente, pagavano poco e la retta mensile del nido era mediamente un terzo di ciò che guadagnavo. Ti parlo del 2004 2007. Oggi non ho più la mia attività. Ops dimenticavo sono di Taranto. Qui il tasso di infertilità è altissimo a causa dell’inquinamento, per non parlare dei casi di tumori prenatali: 21% mortalità in età pediatrica per malattie da inquinamento e 51% di malattie in età pediatrica sempre da inquinamento. Dopo 10 decreti salva Ilva e ammazza Taranto questa ultima trovata del Fertility Day sembra una presa per il culo. Grazie. Ada

#lavoro

Vorrei sapere dalla ministra perché gli italiani dovrebbero buttarsi con entusiasmo nell’impresa di fare figli, quando lo Stato e gli enti locali ti prendono a pesci in faccia prima e dopo.

Io, per esempio, ci ho messo dieci anni dalla laurea a fare un figlio. Prima ho cercato di realizzarmi, sono stata all’estero e ho fatto molte esperienze. Avevo un compagno di lungo corso e avremmo voluto fare un figlio prima, ma io ero precaria e lui autonomo. Alla fine ho ottenuto l’agognato posto fisso (non il lavoro che volevo, che ma l’unico che mi consentisse di avere un po’ di stabilità per il mio progetto di mettere su famiglia) e, alla veneranda età di 34 anni, ho avuto mio figlio. Da quando è arrivato lui, quasi due anni fa, non ho fatto altro che sentirmi presa in giro e bistrattata da qualunque soggetto, pubblico e privato.

Per prima cosa, c’è il capitolo legato al lavoro.

Sono dovuta rientrare quando mio figlio aveva solo sei mesi, senza godere di tutta la facoltativa, perché il datore di lavoro aveva bisogno di me in un momento di grande attività. Fortunatamente abbiamo i nonni, altrimenti non so come avremmo fatto. Rientrata al lavoro, ho scoperto che la persona che mi aveva sostituita durante la maternità (8 mesi di esperienza) era la mia nuova superiore, senza alcuna esperienza gestionale o manageriale e con limitatissime competenze relative al lavoro che facciamo. Però, quando ho provato a chiedere il part time, ho scoperto di non essere poi così inutile, perché quelle due ore al giorno, a quanto pare, fanno la differenza e non mi è stato concesso.

Noi, intanto, continuiamo ad appoggiarci al 100% sui nonni dato che difficilmente siamo a casa prima delle 18-18,30.

In secondo luogo, dall’Italia non ho avuto niente di niente in termini di politiche di sostegno alla famiglia.

Mentre aspettavo mio figlio sentivo roboanti annunci legati a un prossimo bonus bebè. Si trattava di una specie di elemosina, che purtroppo non abbiamo comunque potuto avere in quanto io ho partorito a novembre e il bonus sarebbe partito a gennaio. Pazienza, ho pensato. Poi ho scoperto:

– che la detrazione fiscale per il bambino sul non lauto stipendio era di circa 30/40 euro al mese (neanche le spese per i pannolini);

– che l’assegno familiare che prendono un po’ tutti, inclusi quelli che guadagnano il doppio di me, non possiamo averlo. Infatti mio marito è autonomo e, benché non lui abbia mai evaso un centesimo di tasse e io le abbia sempre pagate tutte come co.co.pro e poi dipendente, il suo essere autonomo ci toglie ogni diritto, indipendentemente dal reddito. Oltre al danno, poi c’è stata la beffa: le coppie non sposate nella nostra stessa condizione dribblano la norma mettendo i figli a carico del solo genitore dipendente, nonostante la residenza e lo stato di famiglia dicano che nel complesso sono un nucleo famigliare, e come al solito i furbi ridono e chi ha pagato onestamente le tasse non vede mai tornare indietro niente.

In definitiva, da quando siamo diventati genitori, a novembre 2014, abbiamo potuto contare solo sull’aiuto dei nonni, che finora hanno tenuto il bambino durante il giorno. A settembre il piccolo inizia però il nido e anche qui la strada è in salita. Siamo riusciti a iscriverlo al comunale, che ci costerà la bellezza di 430 euro mensili con uscita entro le 16 (poi ci sono i nonni, che dovrebbero comunque esserci, perché l’altra uscita è alle 18, cioè l’ora a cui io finisco di lavorare).
Abitando in Lombardia, avevamo guardato con interesse i cartelloni 6×3 che, in primavera, hanno tappezzato le città con lo slogan “Nidi Gratis!”. Ovviamente non per noi: la misura si riferisce solo a chi ha un reddito Isee sotto i 20.000 euro annui (difficile con due lavori full time e una casa di proprietà), quindi, come al solito, la misura serve solo per chi già paga cifre vicine allo zero e per i furbi.

In tutta questa storia, continuo a pensare che chi fa due o più figli sia pazzo o incosciente e non posso fare a meno di chiedermi perché in Italia non si possano spendere i soldi di tutti per misure destinate a tutti, ma si debba sempre e solo sperperare denaro pubblico per farsi pubblicità elettorale (vedi il caso della Lombardia: quei soldi non si potevano spendere per un piano organico per aumentare i posti nei nidi pubblici? Certo, è meglio puntare su una misura inutile e buttare via migliaia di euro per pubblicizzarla in pompa magna presso l’intero corpo elettorale) o altro.

Se, ad esempio, incentivassimo il lavoro femminile e finanziassimo i nidi invece di buttare soldi in campagne pubblicitarie basate su banane mezze marce, non faremmo un lavoro migliore?

Francesca

#fecondazioneassistita

Mi chiamo Ilenia e sono verso la fine della clessidra dato che ho 36 anni e un passato di endometriosi. Cerco un bimbo da 7 anni e ho avuto due aborti spontanei ma questo alla Lorenzin non interessa. Mio marito ha solo 30 anni ma ha già avuto un tumore che ha reso ancora più complicata la nostra ricerca. Abbiamo fatto tre procreazione in convenzione spendendo comunque tantissimi soldi e ora le abbiamo finite: la Lorenzin che vuole tanto un popolo pieno di bimbi è però la prima a negare l’aumento dei tentativi in convenzione dato che tre sono pochissimi. E ora? Beh ora che la clessidra corra o meno bisogna trovare i soldi, parecchi perché per chi non può avere figli naturali questo sogno costa davvero tanto ma questo la ministra lo sa bene.Tempo fa scrissi su Facebook che mi vergognavo delle donne che si vantava o di quanti figli avessero o di quelli che ogni due minuti ti chiedono quando è che fai un bambino. Fare dei figli nella intimità della propria camera da letto non è una fortuna di tutti. C’è chi deve trovare i medici giusti, i soldi e il coraggio. Mettere a rischio la propria salute, prosciugare il conto in banca e riempirsi di punture analisi esami invasivi. I propri mariti sono angeli che aiutano in questo percorso ma stando fuori una sala operatoria ed imparandosi a fare punture. Questa campagna ferisce nel profondo e umilia ci fa sentire ancor meno donne, ancor meno famiglia e ora dovremmo sentirci anche un peso per lo Stato. Beh allora questo stato ci aiutasse e i figli nascerebbero. Sono fiera di me stessa e di mio marito perché per quel figlio che ancora non abbracciamo, facciamo sacrifici che spesso neanche donne già mamme farebbero eppure siamo sempre attaccati. La frase “quando è che fai un figlio?” Fa male. Quando la gente imparerà ad usare il cervello allora sì che potremmo definirsi un popolo evoluto. Ilenia

#liberascelta

Ho letto con interesse il suo articolo sul “Fertility Day” (al solito in inglese, viene meglio anche l’obbrobrio!), un’iniziativa che non può che suscitare grande indignazione.

Ho 57 anni e faccio l’insegnante. Per scelta, in accordo con mio marito, abbiamo deciso di non avere figli ancor prima di sposarci (lo siamo da 35 anni, quindi eravamo giovanissimi ma molto coscienti di quello che facevamo). E’ stata una scelta libera e condivisa e non ci siamo mai pentiti di averlo fatto. Quasi tutti i nostri amici hanno figli ed è giusto così: come si può interferire nelle vite degli altri?

Mi preme sottolineare che la proposta, oltre ad essere oltraggiosa per chi i figli non li può avere, lo è anche per chi ha rinunciato alla maternità. Dall’immagine della donna che viene data sembra proprio che le tante battaglie per l’emancipazione siano state perse. Il fatto poi che la proposta venga da una donna giovane mi sconforta ancora di più anche come insegnante. E’ una cosa grave che intacca la libertà individuale, il rispetto della donna, dell’uomo e della coppia, è una grave ingerenza della politica nella vita privata. Non ho parole.

Alessandra

#congedopermaternità

C’è un aspetto che non viene mai toccato, e questo mi rattrista e indigna molto. C’è chi non ha problemi di lavoro o di fertilità ma che comunque non può vivere il momento della maternità in modo sereno.

Io sono parrucchiera e ho avuto una mia attività. Durante la gravidanza non ho potuto prendere la maternità quando volevo o quando le problematiche lo rendevano necessario, perché avevo un negozio da mandare avanti.

Ho lavorato fino al nono mese con le gambe più gonfie degli elefanti di Moira Orfei e allo scadere dei due mesi di mio figlio sono dovuta rientrare.

Tra nonni, asili privati e baby sitter, mio figlio è cresciuto bene. Ma non ho visto spuntare il primo dentino o visto fare i primi passi. Lo Stato dove è in questi casi? Chi assiste i lavoratori autonomi? È per questo che non è stato possibile avere altri figli, è per questa mia assenza che il rapporto è naufragato ed è sempre per questo che in pieno esaurimento nervoso ho chiuso l’attività. Ora avrei tempo per fare un secondo figlio, ma non ho più i soldi per mantenerlo.

Simona

#scuse

Mio fratello è sposato con una ragazza, con cui si è fidanzato parecchi anni fa.

Insieme condividono passioni, amicizie e sogni. Compreso quello, nobile, di migliorare il mondo attraverso il volontariato e le missioni. In missione hanno abbracciato insieme bambini e neonati, molti dei quali non hanno visto arrivare l’anno successivo.

Hanno la fortuna di avere un lavoro sicuro: si dedicano entrambi a professioni di cura, in ambito sanitario. Potrebbero essere genitori uniti, premurosi, competenti, affettuosi (non solo “creativi”)!

Eppure i figli non arrivano.

Io l’ho visto lo sguardo di mio fratello, due settimane fa, quando una coppia di amici ha annunciato di aspettare un bimbo. Posso immaginare quello che c’era dietro quel sorriso. E lo dico da madre, non solo da sorella.

Vorrei che le geniali menti che hanno concepito questa campagna “Fertility Day” sapessero solo comprendere, con empatia, e fare marcia indietro.

Delle scuse sarebbero sufficienti e doverose nei confronti di persone come quello mio fratello e sua moglie e di molti altri, che tanto sperano e tanto hanno paura di sperare.

#tempo

Mi chiamo Sofia e lascio il mio strasudato e strasoddisfacente lavoro da responsabile di zona perché al rientro dalla maternità del mio primo figlio mi è stata resa la vita davvero difficile. Non ho usufruito di allattamento perché il mio era un lavoro che mi portava a stare troppe ore fuori casa e sempre in giro qua e non potevo rientrare qualche ora. Non potevo nemmeno uscire di casa un po’ più tardi e fare colazione in famiglia perché ero bombardata di dati e telefonate già dalle 7:30 del mattino. Stavo fuori casa 12/13 ore e spesso rientravo dopo le 21. E in tutto ciò nessuno mai si è preoccupato di sapere come stava il mio bambino, non avevo più vita e quando ho capito che le batterie stavano per scaricarsi abbiamo deciso di avere un altro figlio. E’ arrivata una bellissima femminuccia e ho deciso serenamente di fermarmi e di godermi questi primi bellissimi anni della loro vita in cui l’unica cosa di cui hanno bisogno è il nostro Tempo! Non so….forse rimpiangerò tutto questo, ma mi reputo abbastanza in gamba da poter affermare che quando tutto mancherà troverò un lavoro, uno qualsiasi, perché ci si lamenta tanto della crisi, del lavoro che non c’è, ma quando se ne ha davvero bisogno si trova o si inventa!
Buona vita a me ai miei bimbi e a voi!
Sofia

#rispetto

Sono Mari, 44 anni, ho la “colpa” di aver posto come priorità nella mia vita la ricerca del compagno giusto a quella di avere un figlio.

Dopo tanto vagare l’amore vero è arrivato all’età di 40 anni, con la conseguente consapevolezza che l’orologio biologico esiste eccome! Esiste anche se dimostri 10 anni in meno e sei in perfetta salute e non guarda in faccia a nessuno. E così inizia il balletto di esami, medici, cure per la fertilità (prossimamente proverò anche l’eterologa all’estero) con spese annesse e connesse.

Questo per dire che sono schifata e amareggiata della policy messa in atto dal “mio Stato” e da questo Governo, che sottolinea quella sensazione meschina che noi donne senza figli proviamo, di essere fondamentalmente degli esseri incompleti.

Mari

#conciliazione

Mi chiamo Sara e ho 38 anni. Ho scelto di diventare mamma presto a 25.
Le condizioni c’erano: fidanzato dai tempi di scuola, casa disponibile, lavoro a tempo indeterminato per entrambi.
Io tentenno temendo ripercussioni lavorative (nota bene, un azienda di donne…), lui mi risponde che ho 35 anni per lavorare davanti a me, non altrettanti per un bambino.
Ok. Facciamo il salto nel buio.
Appena finite le nausee scopro di essere diventata per molto una decelebrata sul lavoro, se non volano insulti è solo perché non sono il tipo che se li lascia dire. La mia sostituta non viene neppure cercata (sperano in un aborto?). Allo scadere dei miei 6 mesi ne trovano una. Io resto a casa poco dopo. Tempo di formarla zero.
Nato il pupetto prendo tutta l’aspettativa, pure quella non pagata fino ai 12 mesi. Grazie al cielo posso, anche perché il lavoro è distante, nessuna possibilità di part-time né di venirmi incontro con gli orari e il nido (naturalmente privato) che costa una fortuna e neanche copre tutto l’orario.
Intanto cerco.
Per fortuna trovo in un’altra azienda, mi concedono un part-time continuativo di 6 ore. Così con i nonni e il nuovo orario ce la faccio. Riesco ad avere una seconda gravidanza. Grazie all’orario flessibile riesco ad essere flessibile pure io e rientro a 7 mesi della bimba.
Peccato che io son flessibile, la ditta pure ma non la scuola statale. Ripiego quindi su una materna privata e pago la mezzora extra.
Si passa alle elementari. Per economizzare sugli orari, la direzione ha la bella pensata di togliere un pomeriggio e di spalmare le ore su tutta la settimana: risultato orari pazzeschi (8:15- 13:15 con un intervallo, e 2 pomeriggi fino alle 16:15) e per sollevare i nonni dal peso dell’accudimento e dei compiti la risposta è una: doposcuola privato… 60 euro per figlio al mese… alé.
Ora ho un piede alle medie e quindi iscrivo il pargolo al servizio scuolabus (la scuola è fuori paese): non c’è posto. È in lista di attesa. Perché lo scuolabus è vecchio, il comune non può permettersi un cambio di mezzo. Pazienza, come dice De Gregori: “il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”, si farà 5 km a piedi se non riesco a elemosinare un passaggio.
Intanto hanno tolto il pre-scuola alle elementari perché non vengono assegnati gli Lsu, quindi potrebbe voler dire pre-scuola a pagamento.
Non male.
Abitassimo in Burkina Faso….. ma abito tra Gallarate e Varese!!
Nb. Nel frattempo va da sè che la mia carriera e il mio stipendio sono praticamente fermi da 13 anni. Se vuoi crescere un figlio non puoi lavorare nella moda. Non puoi pensare di impegolarti con gente che punta a primeggiare a livello psicopatologico. Ho scelto aziende piccole, con gente normale, che purtroppo ha anche le mani legate al cercare di pagarti di più. Ho fatto scelte a 25 anni che rifarei al volo, reputo gli anni passati a crescerli meravigliosi, avere 38 anni ed andare ai concerti con loro, scherzare ed essere “al passo” con loro, mischiare la mia stupidera con la loro… è semplicemente impagabile.
Ma son stata fortunata. Ho dei nonni disponibili, la possibilità economica di non dover aver bisogno di mutui.
Sara

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