La politica è mamma (e donna)

quadroFin dalle prime battute mi sono detta, io non rinuncerò.

Non rinuncerò agli attimi preziosi, che l’impegno ti porta via in un soffio, alle scelte delicate di quando lui ci tiene e tu non puoi proprio deluderlo.

Non rinuncerò alle prime volte di latte e miele, di piccoli denti, di nuovi progressi. Non rinuncerò ai sorrisi che cambiano, ogni giorno, perché quello prima non sia mai uguale all’altro.

Non rinuncerò alle sue emozioni grandi di fronte a un pubblico che applaude, alle maschere e ai vestiti da primo attore, alle piroette planate su un trapezio, allo sguardo di conferma e conforto, poco prima di entrare in scena alla fine dell’anno.

Non rinuncerò ai suoi piccoli amici, agli ultimi come ai primi giorni di scuola.

Non rinuncerò ai super poteri, a wonder woman, al nonno di Hedi.

Perché il primo sta diventando grande, grande, grande così in fretta. E il secondo è piccolo, piccolo, piccolo, così piccolo. Te lo ricordi che quant’è piccolo? E che l’altro invece no? Te lo ricordi che fanno, giocano, imparano. E che tu rischi di perderti i pezzi?

La politica è mamma, e quando mi è stato chiesto di esserlo anche a me, non è vero che non ci ho pensato. Ci ho pensato perché rinunciare ora, a loro, sarebbe stata una partita senza vincitori. Ma rinunciare alla mia passione non sarebbe stata la soluzione.

La politica è mamma, certo può esserlo. Deve poterlo essere, ridisegnando le regole. Ma dovrai sapere che all’inizio e per molto a lungo, giocherai in un doppio senza sapere a chi lasciare la palla.

E allora non è vero che non rinuncerai, lo farai, ma non a tutto perché a volte è necessario essere altrove.

La politica è mamma, una mamma che prova a conciliare, a spiegare, a moderare ma anche a ridefinire quelle regole così maschili che non vedono a volte l’importanza di esserci quando arriva la sera.

La politica è mamma ma è stata abituata a non esserlo, da quando ci hanno detto che è impossibile chiedere il pane e volere anche le rose.

Difficile certo, ma non impossibile perché noi siamo abituate a volare in alto.

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