Another mother*

“Sarà bellissimo, non è come credevo, sono stanca, sono su di giri, lasciatemi in pace, ve lo voglio raccontare, zitti per favore, andiamo lontano, restiamo uniti”. Dal sole alla luna, dalla terra al cielo, il hula hoop di emozioni che disegna cerchi intorno alla vita, e poi si stringe sui fianchi per scivolare in basso. In basso c’è lei, oppure lui, che ti guarda e ti osserva. Quell’esserino è piccolo ma sembra enorme, perchè ha ristretto la tuoi vita e i tuoi tempi, li ha riempiti tutti come neanche un gigante saprebbe fare. Ora sono qui, qui fuori, ho cambiato te stessa, la tua vita, il vostro mondo. Mi volevi o mi desideravi? Guarda che c’è differenza e io voglio di più, voglio essere di più, voglio tutto e subito e mi devi ascoltare. prefazione

Another mother è un racconto onesto su come la maternità possa rappresentare per una donna la conquista del mondo e al contempo la perdita di tutto. Un viaggio a colori e in bianco e nero, al di fuori da ogni retorica, capace di cogliere le mille sfumature dell’essere madri.

Another mother

Another mother è una fotografia sincera che riflette la trasformazione di una donna in madre, in grado di coglierne tutte le rinunce, le frustrazioni, l’adattamento, i desideri, i sogni, le aspettative e le accettazioni. Una metamorfosi dove nulla è dato per scontato, per arrivare poi con calma al cuore della felicità.

Another mother

Maringela Trepidi descrive tutto questo senza filtri e soprattutto senza voler fornire, a priori, una chiave di lettura che decodifichi i sentimenti. Il risultato è un’immagine della maternità senza stereotipi, che lascia il campo libero a mille interpretazioni, scevra da ogni giudizio e da ogni convezione.

Another mother non fornisce punti di partenza per la narrazione, né indicazioni emotive sugli argomenti da affrontare. Another mother regala racconti di vita catturati dalla fotografia, che posti in sequenza danno forma e corpo alla narrazione stessa.

Another mother sono le donne che si confidano, ciascuna delle quali va immaginata con il nome che diamo a noi stesse: il tempo che non basta mai, le ore ciucciate via insieme al latte, le distanze tra lui e lei, il desiderio di ritrovarsi. E poi il corpo, quel corpo che dopo il parto non è fatto per essere esposto ai commenti di chiunque. E la stanchezza, perché essere madri, a volte, significa sentirsi un po’ stanche, e anche un po’ sole, come se nessuno introno si accorgesse di quello che fai.

Another mother

 

E allora ti alzi, li lavi, pieghi calzini, prepari i pasti, ti infili in macchina, sbadigli nel traffico, ruggisci di sonno, lavori, pensi, ti manca, ritorni, cucini, culli, addormenti, è notte e ti risvegli. E non c’è nulla di speciale in tutto ciò, perché dalla notte dei tempi tutte mamme si sono alzate, hanno cullato, lavorato e faticato. E questa banalità nel sentirsi così ugualmente stanche, talvolta reprime i sentimenti.

Another mother è un modo per tirarli fuori. E’ un inno al diritto alla felicità, che inevitabilmente passa attraverso i mille strati dell’anima, perché bisogna guardare dritto alle lacrime prima di riuscire a scorgere il volto.

Il diritto alla felicità delle mamme si perde di fronte a un “Come stai oggi?”, quando oggi è già domani ma stai provando ancora a far quadrare i conti di ieri. La vera sfida sta nel riappropriarci del diritto alla felicità, il diritto a stare con i propri cari, con i propri figli, con gli amici, con gli affetti. Il diritto al tempo libero e al tempo familiare, da condividere più che da dividere con il proprio compagno. Ma anche il diritto ad avere un lavoro, che sia una parte della nostra vita e non tutta la nostra vita, il diritto a decidere se diventare madri o no, purché sia davvero una libera scelta, e il diritto a diventarlo in qualunque famiglia possibile. Perché il diritto, in quanto tale, è universale. Altrimenti diventa un privilegio.

A tutte le equilibriste, alle funambole che attraversano sul filo del rasoio ogni pezzetto del giorno.

Alle mamme che corrono e a quelle che invece hanno deciso di fermarsi, a chi fatica nella conciliazione dei tempi del lavoro con quelli della vita familiare, senza riuscire a riannodare i fili né dell’uno né dell’altro. Alle donne che lottano e sfidano gli stereotipi e i pregiudizi, a quelle che attraversano imperterrite gli sguardi infastiditi dei colleghi di fronte a una seconda gravidanza e camminano a testa alta nei corridoi degli uffici. Alle lavoratrici che naufragano dietro un parabrezza di pioggia, nel traffico che le separa prima dal lavoro e poi dalla famiglia e a quelle che soffocano tra gli incastri di una vita in apnea, dove tutto dovrebbe coincidere ma niente combacia.

Another mother* è per voi.

Prefazione di Manuela Campitelli al libro fotografico Another Mother di Mariangela Trepidi che verrà presentato, insieme alla mostra fotografica, venerdì 4 marzo 2016, alle 17.30, al teatro del Lido di Ostia, via delle Sirene, 22.

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