La domanda che non ti aspetti, la storia di Marina

Qualche tempo fa mi scriveva Marina.

Cara Manuela,

amelie_tribute_by_darkglobeMi chiamo Marina e la mia storia ha inizio 5 mesi fa, quando con gran stupore scopro di essere incinta, questa è la mia seconda gravidanza, arrivata in un momento della mia vita, dove il mio unico “obiettivo” era la ricerca di un impiego. In breve, a dicembre 2011 mi scade un contratto di lavoro a progetto, dopo ben 3 rinnovi avvenuti nell’arco di 1 anno e mezzo, con tante promesse e nessuna garanzia. Sono una semplice diplomata,  con un curriculum ricco di impieghi amministrativi precari. Corsi,concorsi e tirocini , sono il mio pane quotidiano, la realtà lavorativa dove io abito è molto difficile, trovare lavoro e come vincere un terno al “lotto”. Alla scadenza del contratto l’azienda mi comunica che, data la crisi , non riesce a rinnovarlo, facendomi una proposta alternativa e a gennaio, se c’era una ripresa economica si poteva rinnovare il solito co.co.pro. Ma questo rinnovo non è mai avvenuto .

Dedicavo buona parte della mia giornata alla ricerca di un nuovo impiego, passando intere giornate incollata al pc, era diventata quasi un’ossessione, inviavo e portavo curriculum dove le richieste rispecchiavano il mio profilo professionale. Ero scoraggiata dal dover iniziare tutto di nuovo, visto che dopo la nascita della mia prima bambina rientrare nel mondo del lavoro era stato molto difficile. Per il timore di ritrovarmi non economicamente indipendente continuo a cercare. A marzo faccio un colloquio in uno studio medico, cercavano un’ impiegata part-time che si occupasse della contabilità, e call center: perfetto fa per me!

Parlo con due medici, prima cosa mi chiedono il mio stato civile e se avevo figli, io parlo della mia bimba. Mi chiedono inoltre se voglio un secondo figlio: a questa domanda rimango perplessa ma rispondo che non era mia intenzione. Continuano con il mio profilo professionale, secondo loro apposito per questo ruolo, terminando con le faremo sapere. Esco con la sensazione di avercela fatta, ma non mi volevo illudere.  Durante la settimana che segue, mi sento strana , stanca, ansiosa, mi accorgo di avere un ritardo. Per scaramanzia faccio un test, ed è positivo. Il primo mio pensiero è stato: non lavorerò mai più, naturalmente a questo punto mi chiamano i medici del colloquio precedente per parlare, proponendomi il lavoro. Credo che mi sia crollato il mondo addosso. E ora?

Sono stata onesta dicendo della mia gravidanza,  ho chiesto la possibilità di un determinato, senza nessun impegno da parte loro, ma non  ho visto molta convinzione. Un medico mi ha chiesto se era mia intenzione tenere questo bambino,dicendomi chiaramente che era un medico abortista. Ero senza parole, mi hanno fatto gli auguri e me ne sono andata piangendo. Non mi sono sentita mai così discriminata in tutta la mia vita.                                                                                                            In In questo modo è iniziata la mia gravidanza, con grande amarezza, rinunciando ad un diritto per sentirmi economicamente e personalmente realizzata, mi domando spesso come faremo con un solo stipendio. Ma il destino a voluto che diventassi di nuovo madre, sarà un’altra bambina.                                                                                                   Una madre può essere anche lavoratrice e mai dovrebbe essere messa davanti ad una scelta del genere, dedicherò il prossimo anno alle mie bambine e proverò nel frattempo a inventarmi un lavoro. Sarà difficile riuscire a trovare un lavoro dopo questa gravidanza ma non mi arrendo, perché voglio dare il meglio alle mie bambine

Grazie per il blog,

Marina

Un pensiero su “La domanda che non ti aspetti, la storia di Marina

  1. Marina, la tua storia é triste, perché queste sono vere e proprie discriminazioni. MI viene solo da dire che la speranza stessa dell’umanitá sia che tu abbia fatto la cosa giusta. C’é chi genera la vita e chi vuole spremere il prossimo. O tu hai ragione oppure peggio per noi.
    Tante belle cose a te e alle tue figlie (ne ho due anch’io)!
    Stefano

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