Inside out e l’autismo spiegato a mio figlio

imagesMamma, Luca mi abbraccia forte, molto forte, troppo forte. Più che altro mi stringe. Mamma, Luca non sa parlare. Ha cinque anni, e non sa parlare.

Mamma, Luca oggi ha parlato. Cioè… non proprio parlato. Più che altro ha urlato.

Mamma, Luca urla forte. Troppo forte. Abbraccia e urla. Poi ride e poi se ne va. E tira le sedie e fa volare i colori. E’ un maleducato, mica si fa.

Mamma, Luca gioca da solo, sta li da solo, guarda il muro, gioca con le mani e poi fa così con le dita.

Mamma, Luca non lo invitare alla mia festa che me la rovina.

I bambini sono così. Non c’è da scandalizzarsi. Nessun giudizio morale, semplicemente allontanano l’indecifrabile.Lui cosa ne sa del perché Luca stringe, urla, cade nei silenzi e poi tira le sedie? Lui sa solo che non si fa, resta spiazzato da Luca, piccolo piccolo di fronte a un problema così grande. E quindi mi dice che Luca è troppo imprevedibile per la sua festa. La sua festa è preziosa e Luca è lontano.

Luca è un bimbo autistico, e se è difficile spiegare l’autismo a un adulto, figuriamoci a un bambino.

Ho riflettuto molto su  come spiegare a Mattia perché Luca è così. Ho riflettuto se dirgli che va aiutato, ma non è compito suo aiutarlo. Ho riflettuto se dirgli che va amato, compreso e coinvolto. Ma neanche questo si può chiedere a nessuno, figuriamoci a bimbo di cinque anni. L’amore e l’amicizia, per Mattia, passano attraverso la conoscenza e la comprensione. E Luca, per lui, è indecifrabile.

Semplicemente non si può spiegare a un bambino l’autismo, né si può dire a un bambino come comportarsi di fronte all’autismo. Sarebbe come chiedergli di prevedere l’imprevedibile, e l’impossibilità di farlo avrebbe provocato in Mattia solo tanta frustrazione. Mattia avrebbe dovuto trovare il suo modo di convivere con Luca. Era necessario per lui scovare (o non scovare) da sè la forma più congeniale per farlo. Con i suoi tempi e le sue strategie. Così come era necessario capisse che non sempre quelle strategie avrebbero funzionato, che poteva prendere o lasciare. Ma che in ogni caso Luca sarebbe rimasto così. Io potevo però fare da tramite, in questo passaggio delicato di scoperta dell’altro, senza strutture già collaudate a cui aggrapparsi.

Gli mancava però una chiave di lettura, l’esperienza e lo strumento reale che lo aiutasse a decodificare tutto ciò.

Poi inside out è entrato nella nostra vita. E con Inside out sono arrivati Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Insieme a loro le isole della personalità, così delicate e così preziose: la famiglia, l’onestà, l’hokey (le passioni, gli interessi) e la stupidera (quella preferita da Mattia). Abbiamo prima letto il libro, perché è più facile da rielaborare e da capire per un bimbo così piccolo. I tempi di un libro sono diversi da quelli di un film: un libro lo puoi leggere e rileggere, puoi fermarti e tornare indietro. Puoi capire e spiegare, puoi chiuderlo per poi riprenderlo. Senza perderti i pezzi. Poi siamo andati a vedere il film, un capolavoro per adulti, senza dubbio, ma anche un perla per i bambini, se accompagnati e preparati prima all’incontro con i sentimenti.

Così Mattia ha trovato la sua chiave di lettura, dalle pagine di un libro, al mondo reale. Ha capito che nella testa di una persona ci sono le emozioni, che qualche volta fanno pasticci, che molte volte si contraddicono, ma che tutte sono essenziali. Ha capito, ad esempio, che anche  la Rabbia è costruttiva, quando c’è ingiustizia, e che la Paura non è sempre da fifoni ma serve a tutelarci dai pericoli. Ha capito che noi siamo le isole e i ricordi che ci portiamo dentro, costruiti con gli affetti, le esperienze, le passioni. Ma anche capito che queste isole sono fragili e che i sentimenti possono giocarci brutti scherzi. In questo caso ognuno di noi può correre ai ripari , ad esempio tirando fuori Gioia quando la Rabbia non è costruttiva o Tristezza, quando ci sentiamo giù e volgiamo farci consolare.Ognuno di noi può rimediare a seconda della circostanze, per trovare al meglio il nostro piccolo equilibrio. Ognuno di noi, ma non tutti.

Allora mamma, ho capito. Qualche volta Luca ha tutte le isole scombinate e la testa di gioia gli finisce sul corpo di rabbia. Un vero pasticcio. Fai venire Luca alla mia festa.

Luca, ovviamente, non si chiama così. Ma questo post è per lui e per tutti i bimbi che vivono nelle loro isole speciali.

2 pensieri su “Inside out e l’autismo spiegato a mio figlio

  1. Manuela, questo articolo è meraviglioso. Sei una mamma speciale. E Mattia è un bambino eccezionale.
    Se tutte le mamme avvicinassero così i propri figli, già da piccoli, a ciò che vi è oltre l’apparenza, oltre la paura è il rifiuto di quel che non si conosce, tutti i Luca di questo mondo sarebbero un po’ meno soli.
    PS: per quando Mattia sarà un po’ più grande, vi consiglio il bellissimo libro “lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon: il mondo raccontato proprio dal punto di vista di un bambino autistico, straordinario.
    Un abbraccio!

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