Essere madre al tempo del precariato

maternità4Essere madre, sempre in bilico tra pappe, pannolini e contratti aticipi. Esserlo comunque, oppure incamminarsi verso la non-scelta delle donne. Che qualche volta fa mangiare le unghie e guardare quel soffitto di cristallo senza poi riuscire a sfondarlo.

In ogni caso un rischio, laddove il rischio non dovrebbe essere neanche contemplato.

Essere madre al tempo del precariato è il titolo di un’indagine condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università degli studi di Roma Guglielmo Marconi e dell’Università La Sapienza, in collaborazione con genitoriprecari.it e l’associazione Punto D, interessati a cogliere e ad analizzare gli aspetti legati alle conseguenze delle occupazioni instabili sulla vita delle persone e delle donne in particolare.

La ricerca attraversa idealmente la vita di tutte noi, fatta di corridoi ostili nei luoghi di lavoro, di lauree, master e specializzazioni che confliggono con i nostri 30 anni e quel desiderio di volere tutto, il pane ma anche le rose. Un’indagine che attraversa il confronto difficile col nord Europa, dove la maternità, così come la paternità, non rappresentano una parentesi ma sono parte della vita.

“Essere madre al tempo del precariato” parte dal presupposto che la mancanza di sussidi adeguati e il ripiego verso soluzioni tampone (che siano gli 80 euro del Governo o gli 800 della Chiesa), espongono  un numero crescente di donne e di famiglie a un rischio sempre più alto di vulnerabilità sociale, lavorativa ed economica. Vulnerabilità che porta allo sgretolarsi di alcuni punti di riferimento sui quali orientavano le proprie scelte e di vita.

Come si declina questo senso di vulnerabilità per le madri precarie?

Come si vive la doppia condizione di essere madre, a tempo indeterminato, e lavoratrice, a tempo definito?

E soprattutto, il senso di precarietà lavorativa è reale o indotto?

Esiste infatti un vivace dibattito in letteratura sulla condizione di precarietà. Molti affermano che sia più una questione di percezione amplificata dai media e da stereotipi culturali che persistono nella collettività. Altri, i più, che sia una condizione reale e vissuta dalla maggior parte della popolazione nazionale, dettata dall’assenza di lavoro ma soprattutto dalla mancanza di una continuità di reddito.

Proprio per capire quali delle due visioni sia più rappresentativa, l’indagine vuole interpretare i vissuti delle persone e capire come loro declinino il concetto di precarietà e instabilità.

L’obiettivo è quindi quello raccogliere biografie e storie di vita per definire la complessa condizione sociale ed economica delle lavoratrici atipiche che scelgono di avventurarsi nel mondo della maternità. Solo dando importanza ai racconti individuali, più che ai semplici dati, si potrà comprendere realmente quanto incide l’assenza di un welfare sociale sulla vita delle donne. Il questionario è pensato sotto forma di intervista anonima proprio perché le donne intervistate si sentano libere di esprimere i propri pensieri, desideri, speranze, paure e percezioni senza essere giudicate. QUI è possibile compilarlo e inviarlo direttamente on line. Genitori precari, vi aspettiamo.

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