Cappuccetta rossa, Mamma Natale e la Principessa ribelle (prima ancora della Disney)

La scorsa settimana ho partecipato al meeting #educarealledifferenze organizzato dall’associazione Scosse. Oltre 200 associazioni e sette tavoli di lavoro tematici, nella cornice della scuola Di Donato di Piazza Vittorio, la più multiculturale della capitale.

Nel cortile dell’edificio, mentre le mamme e i papà erano impegnate nei tavoli di lavoro (Punto D ha partecipato ai gruppi di lavoro “diritti e società” e “integrazione e multiculturalità”), per i bambini e le bambine c’erano le letture animate di Semaforo Blu. Semaforo Blu è una cooperativa di ragazze, capaci di tenere incollati i bambini al pavimento, con la sola imposizione della voce. Praticamente prima di loro solo Giucas Casella.

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Così, mentre Mattia era incollato al pavimento dalle mille storie animate di Semaforo Blu, io ho iniziato a girovagare per il cortile di quella grande scuola nel cuore dell’Esquilino. E ho comprato tre libri:

1)      La Principessa ribelle: lei è rossa, con i capelli rossi e le gote rosse, come Rebelle della Disney ma prima della Disney . Si chiama Carolotta, indossa un vestito lungo e un paio di All Star. E’ annoiata di vivere in una torre, è annoiata “da tutto quel verde” e dall’ozio, è sarcastica e ironica. Ha una camera messa a soqquadro, è sgambata e scomposta e legge libri per passare il tempo, libri per bambini, libri di draghi, libri di maghi e libri di pinguini. Aspetta un principe che la venga a liberare, aspetta il bacio e il cavallo bianco, aspetta di correre su quel cavallo bianco, col vento tra i capelli e gli occhi chiusi per respirare meglio l’aria. E così un giorno accade. Lui arriva, è un principe, sembra bello, forte ed ha un cavallo bianco. Lei lo vede e quando lo vede,  non perde tempo: lo afferra e se lo bacia. Poi i due montano a cavallo e scappano via, e con la corsa a galoppo arriva anche il vento, l’aria fresca, gli occhi chiusi e la libertà. Tutto quello che Carlotta sperava. Ma il principe che l’ha strappata da una torre, la vuole rinchiude dentro un’altra torre. Il suo posto è là, dentro le stanze del castello, sono stanze grandi, pieno d’oro, di vestiti e di gioielli. Sono stanze belle, ma sono chiuse. Carlotta non ci sta, non ci pensa proprio a rinchiudere la sua vita dietro l’ostacolo di un fossato. E allora si arrampica sulla cima più alta della torre, trova un telescopio e inizia ad osservare il mondo. Scopre che c’è un drago rinchiuso dentro le segrete, rosso come lei, prigioniero come lei. I due si coalizzano, diventano amici, amici inseparabili, complici e ribelli. Col vestito ciancicato e il capello spettinato, i due amici scappano via. Carlotta questa scappa, non sopra un cavallo bianco, ma a dorso di drago rosso con le ali spiegate. E mentre vola via arriva anche il vento, l’aria fresca, gli occhi chiusi, la libertà e tutto il resto.

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“Mio caro principe nemmeno ti rispondo. Faccio un bel salto e sul drago mi fiondo. Lui sì che mi vuole bene, non tu! Addio per sempre, non mi vedrai più”

2) Mamma Natale: cosa accade se la notte del 24 dicembre Babbo Natale ha il raffreddore? E se decide di starsene nel letto caldo perché proprio non se la sente di affrontare il buio, la notte, il freddo, i bambini, i comignoli e tutto il resto? Succede che Mamma Natale si mette all’opera. Rispolvera il suo vestito rosso col pellicciotto bianco indossato nel giorno del matrimonio, sale a bordo della turbo slitta, afferra la sua borsa magica stracolma di attrezzi (cacciaviti, chiavi specialissime, cricchetti e mandrini lucenti) e insieme alla renna Rudolph decide di sostituire Babbo Natale per la notte più lunga dell’anno. Tra mille peripezia Mamma Natale si improvvisa: maccanica, equilibrista, robi vecchi, funambola, carrozziera, elettricista, animalista e ambientalista. Mentre la notte sta per finire, consegnato anche l’ultimo regalo, Mamma Natale se ne torna a casa, stanca ma soddisfatta.

Chi sarete da grandi? Chiede la prof. 

Lea si siede e pensa. Sarò pittrice! Dipingerò aerei, frutta e piccoli animali. Montagne immense e oceani profondi…

(June e Lea, S.Bonini e S. Desmaziéres)

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3)      La vera storia di Cappuccetto rosso: Cappuccetto è sempre lei, quella povera bambina inviata da una madre sconsiderata in un bosco abitato dai lupi con una torta calda e fumante nel cestino (così tanto per lasciare al lupo qualche traccia olfattiva) a casa di una nonna miope che non riconosce un lupo da una nipote. Praticamente un GENIO di madre. Per fortuna in questa storia chi fa da sé fa per tre, perchè a salvare la bambina dal lupo (e da una madre sconsiderata) non e’ il cacciatore ma se stessa o meglio la sua cacca. Finge un cagotto, esce legata per andare in bagno, rompe la corda e scappa. Una figata ma sorvolo sul fatto che poi la nonna non la salva nessuno.

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