Gravidanze “banali”, la storia di E.

Tanto per ribadire alla ministra Lorenzin che non ci serve un “Piano per la fertilità” ma un Piano per il lavoro, tanto per ricordare che non basta nominare una ministra all’ottavo mese di gravidanza per fare finta che vada tutto bene, ecco la storia di E.
maternite by babijulian

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“Cara Manuela,

Ho letto il tuo articolo sulla maternità e per la prima volta mi è venuto l’impulso di scrivere e condividere la mia storia, amara e triste come tante ne avrai sentite. La tutela sul lavoro per le mamme è praticamente inesistente, se questo si lega all’indulgenza con cui da sempre la politica tratta le aziende in materia di lavoro, si crea un mix esplosivo che esclude quasi completamente moltissime categorie di lavoratori. In particolare le donne, le mamme riducendole ad uno stato simile alla schiavitù, senza diritti, senza la possibilità di rivalsa e una volta perso il lavoro, siccome mamme, difficilissime da ricollocare.

Lavoravo come primo livello settore commercio, qualifica “product manager”, contratto a tempo indeterminato: scopro la mia gravidanza (avevo 36 anni) e la comunico tempestivamente ai miei datori di lavoro. Loro rimangono un pò perplessi ma poi il lavoro va avanti. Da lì inizia il mio inferno. Per tutta la gravidanza lavoro praticamente senza orari, senza un euro in più per gli straordinari fatti. Mi iniziano a caricare di ulteriori mansioni rendendomi coordinatrice e allo stesso tempo operativa e incalzando ogni singolo lavoro quotidianamente e rendendo le scandene impossibili da rispettare. Al settimo mese di gravidanza mi viene chiesto di viaggiare per una settimana intera (incluso sabato e non retribuito ovviamente) in Germania. Accetto sperando di mantere comunque il mio posto di lavoro, faccio i certificati medici altrimenti le compagnie aere non mi accettano per il mio stato avanzato, e parto.

Lavoro fino al termine dell’ottavo mese ufficialmente. Ufficiosamente non smetto mai. Continuo ad andare in ufficio al 9 mese avanzato e addirittura mi viene chiesto di partecipare ad una riunione nella settimana ginecologica (ossia quando il tempo è ormai scaduto e potrei dover partorire da un momento all’altro).Una volta nata la piccola mi allestiscono una postazione a casa e mi lasciano solo due settimane di riposo dopo il parto, poi rinizio a tempo pieno da casa e mi viene anche chiesto di andare in ufficio. La piccola non vuole saperne del biberon (poverina) e quindi spesso vado (a 35 km di distanza) con lei e la allatto addirittura in ufficio. La maternità obbligatoria termina sulla carta (perché per me non c’è stata) e loro mi chiedono di rientrare immediatamente in ufficio. Intanto scopro che stanno selezionando un ragazzo “per aiutarti” dicono. La loro opera di distruzione continua: non rispettano i miei orari di allattamento mi continuano a caricare di mansioni perlopiù di segreteria e iniziano a togliermi il cuore del mio lavoro ossia il managment del prodotto.

Dopo due mesi dal mio rientro un giorno di luglio mi chiamano in riunione e mi dicono “Noi ci abbiamo ripensato, alla nostra azienda non serve un product manager, quanto vuoi per andartene?” rimango di sasso, chiedo un anno di stipendo, per mettermi un pò al sicuro economicamente e mi dicono che pretendo troppo. Pensavo di averne già passate abbastanza e di aver espiato la colpa di essere diventata mamma alla giovane età di 36 anni, ma non sapevo cosa mi aspettava. La trattativa si conclude con un nulla di fatto: loro non fanno una controproposta dicono semplicemente no alla mia richiesta. E qui inizia la vera guerra psicologica: da product manager divento praticamente segretaria: il ragazzo che doveva aiutarmi prende il mio posto, il mio telefono, la mia scrivania e io resto a fare controllo fatture, controllo codici a barre, controllo testi sui prodotti. Chiedo chiarimenti più e più volte ma loro dicono che è solo una fase di riassestamento. Convocano riunioni di nascosto da me, mi tolgono le risorse che coordinavo (per passarle al nuovo arrivato) e mi escludono da tutto. Mi posizionano inoltre in una piccola scrivania di fortuna sotto la finestra mal isolata dove arriva vento, freddo e pioggia d’inverno, caldo e insetti d’estate. Non contenti di questo vedendo che non cedo e non do le dimissioni (ormai era una questione di principio) continuano a non rispettare i miei orari di allatamento e per farmi capire bene la situazione, mi chiedono di andare nuovamente in germania per 6 giorni. Ovviamente rispondo che se proprio devo andare pur non capendo il motivo visto che mi hanno escluso da tutto, non sarei andata per 6 giorni visto che stavo ancora allattando la mia bambina di soli 6 mesi. Loro mi rispondono che gli costa troppo farmi viaggare separatamente da loro per tanto devo partire per 6 giorni. Sempre nella segreta speranza di ricucire il rapporto molto a malincuore parto, ovviamente in sei giorni perdo il latte e al mio rientro mia figlia deve passare al latte artificiale.

L’epilogo di questa triste situazione? Appena mia figlia ha compiuto un anno è arrivata la lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo: crisi economica impossibilità di ricollocarmi. Questo è il mondo del lavoro per le donne: sono laureata ho un master parlo l’inglese e ho 10 anni di esperienza nel mondo del product managment eppure non basta perché essere una mamma vince su tutto. Inoltre e concludo questo lunghissimo sfogo, la legge consente a questi datori di lavoro di spaccare la loro società in 3 diverse partite iva per rimanere sotto i 15 dipendenti e consente loro (visti i mancati controlli) di inserire un numero infinito di apprendisti che non fatto numero sempre per il famoso articolo 18. Punto sulla discriminazione e spero tanto che un giudice possa capire la devastazione piscologica e fisica che proviene da un comportamento del genere e che riesca rendermi la giustizia che io non ho ottenuto con i pochi mezzi che avevo a disposizione (l’onesta e la capacità professionale). Lo faccio per me e per mia figlia perché spero un domani non debba mai passare quello che ho passato e sto passando io. In ultimo per tutti quelli che insistono nel voler distruggere il diritto del lavoro rendendo sempre più blanda la tutela per licenziamenti immotivati dico loro che sono dei vigliacchi perché fanno ricadere il peso dei loro voti di scambio sui deboli e su chi non ha voce come le mamme e i loro bambini, senza contare che la precarizzazione è la principale causa della crisi economica che stiamo vivendo. Grazie per il tuo blog, grazie per questo spazio che mi ha permesso di condividere il mio stato, Grazie a nome mio e di mia figlia.”

7 pensieri su “Gravidanze “banali”, la storia di E.

  1. Cara E. sono con te. Io non potevo avere figli e quindi ho lasciato un lavoro quasi sicuro ma pagato malissimo in un ambiente di arriviste incredibilmente sottomesse e chiacchierone per un posto precario dove lavoravo molto, ero ben pagata e avevo delle mansioni ben precise. Sono rimasta incinta dopo pochi mesi. Qualcuno mi ha offerto all’interno dell’azienda il lavoro dei miei sogni, mi ha riempito fino alla follia, mi ha mentito sull’identità della mia coordinatrice, mi ha detto che ero inadeguata e si è preso i soldi del mio compenso. La segretaria di questa persona (due anni dopo che è successo) è la madre di un compagnetto della materna di mia figlia, stupida e invidiosa (non sto a spiegare ora perché) racconta a tutti gli altri genitori (pettegolezzo puro) che sono un’inetta e che talmente ho lavorato male che io di mio sono andata a dare i soldi al tipo. È la scuola di mia figlia, un ambiente difficile con gente che pensa di fare grandi battaglie per mettersi in mostra ma poi ricatta e sfrutta il prossimo se debole, taccio. Non voglio si parli di me nella scuola di mia figlia. Lei deve essere felice … ed erano, e sono donne che combattono per i diritti delle donne … dicono. Non sei sola, siamo tante.

  2. Cara Mamma Precaria,
    mi sono commossa a leggere il tuo racconto perchè è uguale al mio.

    Anche se solo virtualmente volevo dimostrarti la mia solidarietà e darti un abbraccio…

    Non mollare, lo devi a tua figlia è vero ma lo devi sopratutto a te come persona,,, come una grande persona quale sei.

    Ti abbraccio.

    S.

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