E’ una cosa seria

La ferita è ancora aperta. La sconfitta brucia dentro e non posso farci niente. Guardo lì, dove la speranza ha lasciato il posto alla rassegnazione, lì dove tutto si è consumato.Sono perplessa, resta attonita e scuoto la testa. E mi domando perché, perché sia dovuto succedere proprio a me.

Perché non mi si sono gonfiati i muffun nel forno?!

Senza pensarci un attimo apro facebook e scrivo ad Alessia Acanfora della Think sugar. Lei saprà darmi una spiegazione, perché una spiegazione dovrà pur esserci.

Alessia, che mostra subito di avere una sconfinata ‘fiducia’ nelle mie abilità da pasticcera, mi chiede:

“Ma il lievito, ce l’hai messo?”

Poi, in un attimo, la situazione precipita e il resto delle Think sugar viene chiamato all’appello.

Parte la caccia all’errore. E la tensione sale.

Paola dice: “Bisognerebbe capire effettivamente come hai lavorato l’impasto e quali ingredienti hai usato. E mi raccomando, mai sbalzi di temperature! Anche solo alzando e abbassando il forno di colpo puoi mandare tutto all’aria”.

Deglutisco a fatica.

Angela, invece, propende per l’ipotesi numero uno: “Manuela, sei sicura di aver messo il lievito?”

Sudo freddo.

Alessia torna implacabile sull’argomento: “Senti, mica avrai aperto e chiuso il forno in continuazione?”

Ecco. La maledizione di Mastechef si avvicina.

Capiscono il mio stato d’animo e si votano alla solidarietà.

“Ci sono tristemente passata anche io”, dice Elisa

“Forza e coraggio, ti aiuteremo noi”, fa Paola.

E allora prendo davvero il coraggio a quattro mano e scrivo, tuttod’unfiato

“Vi giuro che ho seguito diligentemente tutte le istruzioni… allora: il lievito, siccome so bene che la pasticceria è una ‘scienza’ esatta,  per essere certa di essere stata esatta ce ne ho messo il doppio, una bustina invece di mezza. Poi ho aggiunto la farina, ma invece di utilizzare quella bianca (com’è che si chiama? 00…??) l’ho mischiata con il rimasuglio di un’altra al cioccolato con altro lievito aggiunto… (e metticene n’antro po’, su!). Poi, prima di infornare, altra piccola variante, ho cosparso le tortine con la granella colorata, che però si è sciolta tutta ed è rimasto solo lo zucchero…. Il forno non l’ho aperto… mai. Quasi mai, vabbè diciamo un paio di volte, tre al massimo, a dir male cinque toh! facciamo sei e non se ne parla più, ma il disastro si era già consumato. La temperatura, beh, anche quella l’ho regolata tra le quattro e le cinque volte… ma che vuoi che sia, col forno a gas manco te ne accorgi. E poi l’impasto, l’ho lavorato bene. Ho frullato tutto col minipimer, chessò io, dicono sempre niente grumi. E poi sapevo che frullando col miniper le cose montano… oppure era con le fruste? non ricordo.

La solidarietà, a questo punto, lascia il posto allo sconcerto. Parte il coro dei “Nuuuooooo!”.

Implacabilmente, come una pugnalata al petto, uno scacco matto, una stoccata di fioretto dritta verso il mio orgoglio.

Sarà, ma io col miniper ci faccio tutto! Lo uso per montare la maionese e  anche come massaggiatore anti cellulite (che poi, se la maionese invece de magnattela te la spalmi sui fianchi è pure meglio).

Guardo il forno e vedo la scena di un crimine degna del migliore Csi. I corpi del reato, le sagome sgonfie e mosce di 12 sedicenti muffin, sono ancora caldi.

E poi l’affronto più grande. Passano i biondi, quello alto e quello bassetto.

Il primo sospira saccente: è stata la granella.

Il secondo, invece, fa così.

Il suo guardo, saccente pure quello, è sfrontato. Lui, sangue del mio sangue, mi snobba dall’alto dei suoi primi riuscitissimi cioccolatini e della sua prima riuscitissima pasta all’uovo stesa col mattarello.

I primi riuscitissimi cioccolatini

La sua prima riuscitissima pasta

Gli dico, che ti credi, da qualcuno avrai pure preso?

“Papà”.

!!!!!!!!!!!!

Purtroppo è vero. Perché nel dolce forno di Manuela questa è la finzione

E questa è la realtà.

Se non altro vado fieria di aver coniato una nuova figura retorica: oggi mi sento moscia come un muffin al minipimer.

Dopo essersi riprese dalla notizia del forno aperto, della farina sbagliata, delle dosi a comecavolomipare, della granella prima invece che dopo ma soprattutto del minipimer al posto delle fruste (le fruste danno aria all’impasto…il minipimer frulla!!) le Think sugar mi hanno proposto un passo a passo

Ho accettato di buon grado, anche se più che di un passo a passo avrei bisogno di (fare) un passo indietro.

Hanno ragione le Think nel dirmi che” tutto quello che non dovevo fare nel fare i muffin….l’ho fatto”. Però io sono così, sono un pò svampita, sono la classica persona che quando incontra per strada un’amica che non vede da molto tempo e lei mi dice “Dai, scambiamoci i numeri, ti faccio uno squillo così te lo segni”, mentre lei mi fa lo squillo io rispondo “Pronto? Chi è?”.

E invece la pasticceria è una cosa seria.

Alle Think commissionerò la prossima torta di compleanno di Mattia, quella a forma di Peppa Pig. Ma solo per il gusto di tagliare la faccia a quella dannatissima maialina. Saccente pure lei, più di tutti.

7 pensieri su “E’ una cosa seria

  1. no, va bè dai… mi vuoi vedere morta dall risate!!! è mezz’ora che non riesco a smettere… continuo a rillegere e rileggere ahahah è una dipendenza!

  2. No ma allora dillo che mi vuoi morta….irriconoscente… Proprio io che ho aperto il mio quaderno delle ricette (interamente scritte a mano!!!) per permetterti di poter dire “yes I can….. bake a cupcake!!!” e tu come mi ripaghi???? Costruendo questo delirio di risate dove in primo piano cosa trovo??? Il MINIPIMEEEER…..giuro…non riesco a fermarmi dal ridereeeee!!!!Comunque dobbiamo organizzare un incontro a tema “SOS Think Sugar” sul modello di SOS Tata, dove noi partiamo con fruste (elettriche) alla mano e passo passo ti guidiamo alla realizzazione di cupcakes/muffin o quant’altro!!! Grazie delle risate!! You are the number 1!!!

  3. AHAHAHAAHAAHAH!!! Ho riso troppo…grande grande grande !!!
    P.s: ho una ricetta fantastica per i muffins…se vuoi te la passo! oppure vai a Uova Zucchero e Fantasia pagina fb.

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