In palestra vacci tu

Chibi Palestra by Asukki Chan

Mi ha scritto Ambra. La sua storia mi assomiglia, e ho deciso di pubblicarla. E’ stata una scelta meditata, sofferta, masticata e digerita. Poi ho capito che anche io, per aiutare altre mamme nella stessa condizione, avrei dovuto fare coming out. E allora ho deciso di dirlo, una volta per tutte: quando mi si dice che “ecco, dovresti andare un po’ in palestra, perché sai… il moto fa bene…” l’unico moto a cui penso è quello della macchina con cui vorrei investirlo. Andrew Howe dei miei stivali, se hai tanto tempo, invece di stare qui a menarmela, in palestra vacci tu.

Ecco a voi la lettera di Ambra.

Buon pomeriggio,
mi chiamo Ambra e ho deciso di scriverti perché leggendo le storie di tante altre mamme precarie un po’ mi rincuoro.
La mia vicenda è molto semplice, ho una laurea triennale e una specialistica in ingegneria informatica entrambe conseguite a pieni voti e nei tempi previsti. Ho anche conseguito il dottorato di ricerca e attualmente ho un assegno di ricerca dal 2008… e sto aspettando un concorso che non arriva mai. Nessuno mi ha fatto mai promesse, ma ho deciso di rimanere comunque all’università, certo è dura, per anni ho tenuto corsi non retribuiti, ho fatto orari impossibili e non ho mai detto un “no”, quando la concorrenza è molto agguerrita anche un solo “no” fa la differenza. Nel frattempo mi sono sposata, all’inizio mi dicevo di aspettare  di avere un posto come ricercatore prima di avere un bambino… ma gli anni passavano e di concorsi neanche l’ombra, così ho deciso che la mia vita lavorativa non poteva condizionare quella familiare e l’anno a scorso a luglio è nato mio figlio. Ho lavorato sino alla fine dell’ottavo mese in dipartimento… e visto che a me per lavorare basta un pc e un cavo di rete ho lavorato a casa correggendo esami sino a 2 giorni prima di partorire.
Dopo il parto, appena mi sono ripresa, lavoravo quando il bambino dormiva per cercare di “non perdere troppo” rispetto a tutti i miei colleghi maschi precari. Alcuni di loro hanno già figli, ma diciamoci la verità, non è la stessa cosa, loro hanno continuato a lavorare a tempo pieno.
Ora pago una baby-sitter (lasciando più di metà del mio stipendio), i miei genitori abitano in un’altra città e ancora lavorano, mia suocera ha problemi di salute e non ce la fa a badare ad un bambino.
La mia giornata, inizia presto… sveglia alle 5:30, alle 7 arriva la baby sitter e deve essere già tutto pronto. Inizio a lavorare alle 7:30 ed esco intorno alle 15:30-16, a volte non faccio neanche una vera pausa pranzo mangio un semplice panino davanti al pc mentre lavoro. Quando torno a casa bado al bambino e alla casa, la sera alle 21:30 appena il piccolo di addormenta collasso sul letto anche io. Mi è stato detto che dovrei un po’ andare in palestra… no dico, in palestra… e quando, di notte? È dura quando non hai nessuno che ti può aiutare.
Oggi è una giornata abbastanza no, una mia amica mi ha detto di essere nuovamente incinta, sono felice per lei… ma, c’è sempre un “ma”,  anche io vorrei un altro bambino, sia mio marito che io siamo figli unici e ci piacerebbe regalare un fratellino o una sorellina al nostro piccolo. Il cuore mi dice di farlo, la testa invece continua ad interrogarsi nelle lunghe notti insonni che spesso mi capitano. Non sono riuscita a trovare risposta a nessuna mia domanda, già adesso è complicato con un bambino, come farei con due e con pochissimo aiuto? Non ho neanche idea di come la prenderebbero i miei superiori, certo ho la tutela della maternità obbligatoria, ma dopo? Qui all’università è un mondo spietato, basta poco per rimanere indietro, non riesco più a lavorare come prima e già sto perdendo terreno così. Continuo a chiedermi se sto facendo la scelta giusta rimanendo qua, a volte mi sono anche chiesta se ho fatto la scelta giusta nell’avere un bambino, poi mi sento in colpa per questo pensiero assurdo, certo che ho fatto la scelta giusta, nessuna pubblicazione scientifica o libro mi potrebbe dare più gioia del sorriso del mio tesoro.
Tra poco farò domanda per l’asilo comunale, ma so già che ho pochissime speranze, anche in Emilia dove le politiche sociali sono abbastanza curate i posti all’asilo sono limitati (e con rette anche abbastanza elevate), ci sono liste di attesa di centinaia di bambini, di aiuto alla famiglia purtroppo non ne ho visto.

Andrò avanti giorno per giorno, non so quanto ancora riuscirò a tenere duro, a volte è così difficile.

Grazie ancora per il tuo blog.
Ambra

Abbandonando l’ironia dell’incipit con cui ho voluto accompagnare questa lettera, Ambra ricuce con un filo tutte le sfide che una mamma precaria è costretta ad affrontare: il lavoro da casa, nonostante tutto (mi sembra di vederla, ingombrante davanti al pc, seduta su una sedia sempre troppo scomoda, con la pancia appoggiata alla scrivania), le difficoltà ad accedere a un  nido comunale, la paura di essere rimpiazzata e poi il desiderio che bussa alla porta di una nuova maternità. Una scelta ingiustamente difficile. Voi, cosa vorreste dirle?

5 pensieri su “In palestra vacci tu

  1. Grazie mille per aver pubblicato la mia storia, penso che alla categoria di quelli da tirare sotto con la macchina bisognerebbe aggiungere anche quelle persone che ti dicono “se ti organizzi meglio ce la fai”, non puoi immaginare quanto mi facciano arrabbiare, non voglio darmi arie, ma devo dire che sono l’organizzazione fatta persona, tutti vengono a chiedere a me se c’è qualcosa da gestire o organizzare. Io non pianifico solo la giornata attuale, in genere ho almeno 4-5 piani “di attacco” pronti per i 10 giorni successivi, quindi se proprio il tempo di andare in palestra non lo trovo significa che non c’è. A volte mi piacerebbe invitare i cari signori che se ne escono con quella frase a passare qualche settimana a fare esattamente quello che faccio io e poi voglio proprio vedere quanta voglia gli rimane di sgambettare in palestra…e sono anche buona..io ho 8 mesi sulle spalle di fatiche senza contare il periodo della gravidanza, per carità, sono stata fortunata a stare sempre bene ma il corpo si è preso un bell’affaticamento con la mazzata finale delle 12 ore di travaglio :).

  2. ciao a tutte e cia Ambra,
    che dire, ti capisco perfettamente… capisco quando strozzeresti chi ti consiglia di andare in palestra, perchè vuol dire che non ha veramente idea di quello che facciamo durante il giorno… e se è vero che “prenderci del tempo per noi fa bene” è altrettanto vero che tra lavoro, figli e altro il tempo non c’è. E’ semplicemente un dato di fatto. Per quanto riguarda il secondo figlio, beh… ditemi quello che vi pare, ma io ti dico… fallo!!! perchè in futuro ci potremmo pentire di non averlo fatto, ma mai ci pentiremo del contrario. Un abbraccio e facci sapere Ps vai avanti così Manu!

  3. Ad Ambra io dico di sì…vai col secondo: è una gioia immensa!
    Anche se come minimo qualcuno le dirà “sciagurata”, qualcuno le dimezzerà lo stipendio, pensando che stando a casa lavori di meno e con meno sensi di colpa (questa poi non l’ho mai capita), o qualcuno, di ritorno dalla seconda maternità, le farà un contratto di un mese e poi basta. Spero però che ad Ambra non capiti come a me e a molte altre colleghe (mi riferisco anch’io all’ambito universitario, ahimè); mi auguro che Ambra non incontri nessuno di quei “qualcuno” elencati, ma è difficile. Purtroppo laddove mancano le leggi e i diritti, per noi precari spesso contano soprattutto i nostri “superiori”, il loro buon senso e la loro cultura (mio marito, precario, grazie alla sensibilità della sua “capa” è stato a casa tre settimane quando è nata la nostra seconda bimba!). Ma in Italia siamo mooolto, mooolto indietro (è inutile scriverlo qui). In bocca al lupo Ambra, con due comunque è molto meglio e adesso mi sono iscritta pure in piscina ;-): .sarà anche grazie al fatto che mio marito, da gennaio, ha vinto un posto di ricercatore: e quello sì, il tempo indeterminato, ti cambia la vita davvero!
    Irene
    ps.: io invece metterei sotto chi ti chiede: “Ma lavori o fai la mamma??”

  4. Ciao Sono Chiara,
    io di bambini ne ho 2..Non lavoro all’Università, ho lavorato per 5 anni all’APAT (l’organismo tecnico del Ministero dell’Ambiente). Dopo il primo parto mi hanno messo alla porta. Dopo un lunga, penosa e in-dignitosa depressione Post Partum ho inseguito il sogno di cominciare a lavorare per conto mio. Oggi ho una società piccola, ma operativa e con diverse prospettive di crescita. Non è stato il secondo figlio ad ostacolarmi, è il resto del mondo che lo fa, sono quelli che ti danno consigli “sensati” che lo fanno, sono quelli che pensano di poterti dire dove sono i tuoi limiti. Anzi i figli ti spronano ad andare avanti, ad essere migliore, a sforzarti di più, non solo per dargli più cose (quelle che ti puoi permettere con più soldi), ma soprattutto per dargli un esempio vero e concreto. Spero di riuscire a farne un altro, ne ho sempre desiderati 3.
    “Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
    lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
    sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
    consigli sensati.” (Pablo Neruda)
    Ecco, noi non ci possiamo permettere di morire lentamente. Dobbiamo essere mamme attente e professioniste capaci, e si può fare, si può fare tutto, anche andare in palestra………ma solo se ti va!

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