Genitoriprecari incontra Amicheprecarie

Ci siamo incontrare on line e abbiamo capito presto che in comune non avevamo solo il nome. Loro sono tre blogger, tre donne, tre amiche precarie, autrici di http://amicheprecarie.wordpress.com/. Ci raccontiamo in questa doppia intervista, che ognuna pubblica sul proprio blog. Buona lettura.

Chi siete?
Siamo 3 amiche ed ex colleghe universitarie. Ci presentiamo:

Gaia, di 28 anni, laureata (con laurea specialistica) in comunicazione. Sono di origini venete ma da più di 5 anni residente in Toscana;

Chiara, trentenne disoccupata, da 14 mesi felicemente mamma. Non mi è stato rinnovato il contratto a causa della gravidanza, da 8 mesi cerco lavoro ma senza nessun risultato probabilmente perchè troppo mamma o troppo in età da marito. Sono di Palermo ma da quasi 6 anni vivo a Siena. Ho una laurea in lingue e in comunicazione.

Federica, 29 anni (ancora per poco), più che precaria disoccupata, visto che sono 6 mesi che non lavoro. Sono laureata in Dams cinema (triennale) con specializzazione in comunicazione. Sono nata a Siena, città che ho lasciato per 3 anni per via degli studi, ma che poi ho riabbracciato, per questioni di cuore.

Come è nata l’idea del blog http://amicheprecarie.wordpress.com/?

Gaia: A gennaio, a seguito dell’ennesima promessa lavorativa non mantenuta (ti faremo un contratto a dicembre, poi a gennaio, poi non si sa più quando) ho deciso di creare un blog che parlasse di precariato http://amicheprecarie.wordpress.com/. E quando dico “parlasse” ne intendo proprio il senso letterale: volevo dar voce a chi vive quotidianamente questa situazione che definirei anti-umana. Ho coinvolto immediatamente Chiara e Federica, due care amiche nella stessa situazione che hanno accettato immediatamente con successo.

Qual è stato il vostro impatto con il mondo del lavoro? Quali le criticità più radicate?

Gaia: Lavorativamente parlando non posso lamentarmi: ho avuto la fortuna di lavorare sempre a progetti interessanti e assieme a splendidi colleghi rimanendo a casa, tra un contratto e l’altro, al massimo un paio di mesi. Ma il punto sta proprio qua: dopo tre anni di lavoro non ho ancora una situazione stabile. Passo da un ufficio all’altro senza un continuum tra i vari progetti. Questo ovviamente incide anche sulla mia preparazione: non appena acquisisco determinate competenze mi scade il contratto, rimango un po’ ferma a casa e poi vengo chiamata da un’altra parte a svolgere un altro tipo di lavoro. Il mio cv è variopinto ma ricercare la tinta unita avrebbe implicato rifiutare certi lavori perché non in linea con le mie aspirazioni (lavorare nel campo del web marketing). Un lusso che non potevo certo permettermi. Al momento attuale mi trovo all’estero grazie ad una borsa di studio ma tra poche settimane rientrerò in Italia, ovviamente anche questa è una esperienza con la data di scadenza.

Chiara: L’impatto è stato costellato dai tanti stage e tirocini non retribuiti inerenti ai miei studi..mentre frequentavo l’ultimo anno di università ho lavorato anche come cassiera in un supermercato… (non sono nè sfigata nè bambocciona, quindi). Le problematiche son sempre le stesse, raccomandazioni facili, nemmeno l’ombra della meritocrazia per i lavori per cui hai trascorso anni sui libri e mancanza di esperienza per lavori più modesti per cui la laurea è una discriminante negativa.

Federica: L’impatto col lavoro…che dire? Durante gli anni della laurea specialistica, sono passata da aiuto commessa in una tabaccheria a stagista presso una redazione editoriali fino a promoter per un complesso museale. Lavoretti che mi consentivano di togliermi 2 sfizi e non gravare sui miei. Dopo la laurea immaginavo di trovare qualcosa di meglio… Mi sbagliavo.

Le problematiche sono quelli di fronte agli occhi di tutti ma che tanti sembrano non voler vedere. Innanzitutto, ormai, per fare qualsiasi lavoro serve un’amicizia o una raccomandazione. Qualche tempo fa era utile solo per lavori maggiormente retribuiti, ora per qualunque impiego, senza distinzione. Un’altra situazione frustrante è la totale mancanza di risposte alle decine di curricula che invio ogni giorno. Ormai non c’è nemmeno l’educazione di informare se le aziende hanno ricevuto le tue candidature.

Essere donne, credete vi abbia penalizzato nella ricerca di un lavoro?

Gaia: no, l’essere donna non mi ha creato problemi sul lavoro

Chiara: Sicuramente mi ha discriminato l’essere mamma, per le aziende le ragazze dai 25 ai 30 anni circa non sono una risorsa ma una condanna perchè sicuramente hanno intenzione di metter su famiglia..stesso discorso non vale per gli uomini coetanei.

Federica: Non so se l’essere donna mi abbia penalizzato ma è evidente che, in un periodo in cui il lavoro scarseggia, per una donna il campo delle offerte è ancora più ristretto.

Che realtà è emersa dal vostro blog?
Una realtà di ragazzi svegli e preparati che si barcamenano tra mille lavoretti precari per mantenersi e magari riuscire a coltivare la passione per un lavoro che riescono a esercitare solo tramite stage gratuiti.

Quale il miglior commento?

Il commento più bello? “grazie a voi mi sento meno sola” perché, in fondo, anche noi, grazie a tutti coloro che ci scrivono, ci sentiamo meno sole.

E in futuro…?

Per quanto riguarda il blog, in futuro ci piacerebbe che diventasse uno strumento utile per far rispettare e valere i diritti dei lavoratori precari, con il sostegno magari di qualche esperto di diritto del lavoro potremmo creare una specie di paracadute per chi, come noi, non si sente rappresentato da nessuna istituzione.

Per quanto riguarda  le nostre vite private speriamo in un lavoro che ci consenta di vivere con più tranquillità, libere dall’ansia di non sapere cosa faremo domani.

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