Racconti Precari. La storia di Barbara, tre figli e due cani

raccontiQualche giorno fa mi ha scritto Barbara che ha tre figli e due cani. Quando ho letto la sua lettera mi sono subito detta: mammamia! Due cani, e come fa?! Lei mi ha risposto che sì, era proprio un bell’impegno, prendili, portali al parco, preparagli la pappa e poi il bagnetto, stai attenta che non tocchino quello, che non mangino quell’altro, che non litighino tra di loro e poi giocaci tutto il santo giorno… che al nido non me li hanno presi, per fortuna ci sono i nonni… oddio,  fermi tutti: ma stiamo parlando dei cani o dei figli? No, mi sa dei figli, è che in questo trambusto è facile confondersi. Solo che i cani non te li contestano a lavoro. I bambini sì. Da qui prende le mosse la storia di Barbara, che non vive una maternità precaria, ma pur sempre una maternità lavorativamente sofferta. Come molte di noi, si domanda spesso se ha fatto la scelta giusta. E anche se la risposta è in fondo al suo cuore, è comunque un cuore messo a dura prova.

Ecco a voi, Barbara.

Cara Manuela,

devo ringraziarti per i post del tuo blog, mi mettono tanta allegria e non mi fanno sentire sola.

Mamma di tre bimbi dai 7 anni in giù, non rientro nel precariato (ma ci lavoro a stretto contatto), sono rientrata dalla terza maternità e quando ho osato chiedere l’adeguamento di livello mi è stato risposto “hai fatto 3 figli in 6 anni, quanto vuoi aver lavorato? già è tanto che ritrovi la poltrona!”. Peccato che l’avanzamento di livello lo avevo chiesto tra la 2° e la 3° gravidanza, mi avevano detto “sì, va bene, te lo meriti”, ma quando hanno visto che la pancia cresceva  non per qualche ciambella mangiata di troppo, la lettera con cui mi comunicavano l’avanzamento di livello è andata persa tra i corridoi dell’ufficio, quando ho chiesto spiegazioni, mi hanno risposto con una domanda “quando nasce questo qui?”, come a dire… sei incinta e vuoi il livello? si tratta di appena 150 euro lorde di più al mese, che cosa ci vuoi fare? Ma l’hai voluto o ti è capitato? altra domanda da brivido che mi sono sentita ripetere sempre in quegli stessi corridoi lungo i quali si è persa la mia lettera di promozione…alla risposta che sì, l’ho voluto, ti guardano con occhi spalancati… tre figli, al giorno d’oggi, e tutti voluti, ma sei fuori di testa? Sei incosciente?

Eppure vi assicuro che non sono l’unica mamma di tre figli che vive a Roma, vi assicuro che se andate a spasso per Roma Est, è il centro commerciale con più presenza di bambini in assoluto (che bello, almeno i miei fanno confusione e nessuno ci fa caso!!!!).

 “certo, anche tu, fare il terzo figlio” come puoi pretendere poi l’avanzamento di livello? Peccato che i primi due figli li ho lasciati tra le braccia delle nonne (sante donne) quando avevano appena 4 mesi (lavorato fino a tutto l’ottavo per tenermi i mesi di maternità obbligatoria dopo, quando sono più utili!). Peccato che, durante la 2° gravidanza, grazie alla tecnologia e ad internet, in realtà non ho mai lasciato il lavoro, ho presentato progetti anche durante la maternità, uno dei quali anche approvato! Beh, con la 3° gravidanza me la sono presa un po’ più comoda, non sono rientrata subito.

Il bello è che queste risposte le ricevo dal mio datore di lavoro e sai cosa fa il mio datore di lavoro per vivere? Difende i lavoratori! Ebbene sì, è un sindacato uno dei primi tre in Italia! E questo mi mette un’amarezza che viene spazzata via solo dal sorriso dei miei bimbi (maschio – femmina – maschio – splendido trio) e dall’aria sorniona e comprensiva di mio marito (unico uomo ad ammettere che in Italia il mondo del lavoro è spiccatamente maschilista!)

In questa fase della mia vita da una parte felicissima ed appagata, dall’altra frustata e discriminata. Il mio splendido trio che ha completato la mia vita, accanto ad un marito presente e che collabora attivamente in casa, con una grande famiglia alle spalle, genitori che sono nonni affettuosi e speciali, suoceri comprensivi e diventati secondi genitori, cognate… beh, su una cognata mettiamo un velo di censura!!!  (non tutti siamo perfetti!).

Dall’altra parte esiste il lavoro. Parte fondamentale della mia vita, non ho mai neanche immaginato per un solo secondo o millesimo di secondo di poter vivere senza lavorare. E’ parte integrante del mio essere e tale voglio che rimanga. Il settore? Beh, laureata in lingue e letterature straniere, il mio amore in assoluto è la lingua russa, mi sarebbe piaciuto diventare insegnante di lingua e letteratura russa ( ma a chi interessa?), un background tecnico turistico (turismo, un settore dove lavorare è sinomino di dinamicità e movimento!), poi le sliding doors della vita mi hanno portato in una segreteria politica (che fortuna!… a prima vita, poi si è trasformato in una caduta nelle sabbie mobili!) e poi ancora approdata per volontà nella cooperazione allo sviluppo. Mi sono fatti il mio “bilancio delle competenze”, mi sono detta “cambiamo, mi annoio e non c’è niente di peggio della noia! Cooperazione allo sviluppo, progetti internazionali, wow questo sì che è fortuna! stesso datore di lavoro, cambio solo di piano nello stesso palazzo! Ma che bel lavoro. Il lavoro è veramente bello e stimolante, l’ideale per la mia mente e la mia natura. Io faccio la scribacchina, non vado in loco, almeno non per il momento e non per tanti giorni. Ma cavolo se è bello questo lavoro! Prepariamo progetti in America Latina, in Kenya, in Pakistan, lavoriamo a stretto contatto con chi vive laggiù, con quali sono le loro realtà, di cosa hanno bisogno, come possiamo migliorare il mondo.

Tutto rose e fiori. Sì sì, contaci. Lavoriamo nei paesi cosiddetti terzi per combattere la discriminazione delle donne ma allo stesso tempo dobbiamo combattere quotidianamente contro altre e più sofisticate forme di discriminazione, qui, nell’Italia del ventunesimo secolo.

Sai cosa mi fa più rabbia in tutta questa storia? Che più di una volta (per la precisione tre volte) mi sono ritrovata a pensare “e se non avessi voluto Alessandro? se avessero ragione i miei colleghi che tre figli sono troppi, come puoi pretendere di conciliare famiglia e lavoro?” ma subito mi sono profondamente vergognata di averlo pensato, e maledico il mio datore di lavoro e l’Italia di oggi che mi portano a pensare in modo così negativo, a dover condannare la vita quando la vita è il bene più prezioso che abbiamo. Perché io donna devo rinunciare al bene più prezioso che il mio corpo ha ricevuto dalla natura, la capacità di dare la vita, per 150 euro lorde di più al mese? e perché non posso pretendere di conciliare vita – famiglia e lavoro?

Perché dovrei sentirmi menomata per avere una così bella e numerosa e  famiglia?! Ah, non dimentichiamo che della famiglia fanno parte anche una vecchia signora chow chow di 12 anni su cui tutti e tre i miei figli hanno fatto cavalcioni e lei si sorbisce tutto senza scomporsi e un cucciolone di alano di 8 mesi che vive nel giardino dei miei genitori (in casa solo con la coda provoca danni!).

Mi rifiuto categoricamente di sentirmi una perdente e lotterò sempre day by day per dimostrare che sì è possibile in Italia oggi con la crisi avere una famiglia e un lavoro.

certo il lavoro ce l’hai ma non “sgambettare” troppo, abbassa la testa e dì si signore, chi vuoi che ti prenda a 40 anni con tre figli piccoli e un mutuo da pagare?

 Un caro saluto e continua con il tuo blog, ho trovato anche tanti spunti interessanti!

Barbara

E a voi, hanno mai chiesto di abbassare la testa?

5 pensieri su “Racconti Precari. La storia di Barbara, tre figli e due cani

  1. Grazie Manuela per lo spazio dedicato alla mia lettera, non mi sembrava di aver scritto così tanto! Non mi sento una super mamma, piuttosto una comunissima donna che si alterna tra casa, figli, cani e lavoro! Certamente ho una discreta abilita’ nell’organizzare e pianificare tutto al dettaglio, ma vivo il ritmo serrato delle giornate con divertimento e spirito positivo e capita a volte di arrivare la sera e non sapere cosa preparare per cena. Apro il frigorifero e con un pizzico di fantasia me la cavo! In compenso per i cani non ho problemi di menù! Non serve piangersi addosso e non donbiamo farlo, abbiamo il grande onore di educare la nuova generazione, abbiamo il grande onore di poter dare le radici al futuro rappresentato dai nostri figli e dobbiamo essere all’altezza del compito. Un saluto da Barbara e dalla sua piccola comitiva!

  2. Pingback: IPad, Simon Le Bon e un inverno appena trascorso | | Genitoriprecari.itGenitoriprecari.it

  3. Questo potrebbe essere un racconto “tipico” di conciliazione maternità – lavoro. Dico “potrebbe” perché non accetto che una società “civile” debba ancora santificare i “nonni” come unica risorsa per permettere a una donna di lavorare. Non lo accetto perché in questo modo già rischia di dividere le donne in “fortunate” (se ci sono nonni in salute e disponibili a occuparsi dei nipoti) e donne “sfortunate” (se non li hanno). Non può evolversi un ragionamento sul lavoro femminile e la maternità se si parte già con una gran fetta di donne svantaggiate. E’ un paradosso. Le donne avrebbero da sempre dovuto lottare per ottenere quello che una volta si chiamava “welfare” e ora non so… Asili nido, strutture solide e non private, scuole a tempo pieno (non parcheggi), scuole estive (solimante si lavora(va) fino al mese di luglio compreso e non si sapeva come fare…Insomma un gran lavoro, una grande richiesta…. Non abbiamo lottato per questo perché la nostra società (a mio parere NON sana) si avvale dei “nonni” ma questa deve essere una scelta e non una strada obbligata… Molto semplice da capire. Ora ci troviamo in questa situazione anche perché le lotte non sono state fatte. E quindi è anche un po’ assurdo lamentarsi. Che una donna faccia uno e più figli, si sa, viene quasi sempre mobbizzata… Addirittura a me hanno chiesto durante un colloquio di lavoro quando avevo 26 anni se avevo un fidanzato e se avevo intenzione di fare figli breve…Ma non mi è stato chiesto in questo modo, ma in maniera molto più volgare e non voglio scrivere qui perché mi vergogno per quella miserabile persona… Per non parlare dei sessismi reiterati, delle proposte sessuali, delle battute maschiliste e del pagamento dello stipendio sempre (anche a parità di mansioni) inferiore a quello di uomo. Io ho 50 anni, e ho purtroppo vissuto molte esperienze negative da cui sono uscita malconcia. Non ho mai trovato solidarietà nelle altre donne (colleghe), e non vedo in effetti un gran lavoro su queste tematiche a parte alcuni voci solitarie… C’è molto lavoro da fare. Molto da lavorare. A partire dalla condivisione tra donne e tra uomini….illuminati….

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