Cara ministra, sono in attesa di…

Cara ministra Lorenzin,

una buona notizia per lei che si è raccomandata tanto di ricordarci che: siamo in scadenza, la fertilità non è per sempre, una clessidra non si nega a nessuno (e neanche una pacca sulla pancia), dovremmo darci tutte una mossa (si chiama ansia da prestazione), la culla rischia di restare vuota (certo, se la compri prima…) e i nostri compagni rischiano di afflosciarsi come una banana marcia. Siamo tutte in attesa! Evvia!

Pubblico qui alcune delle lettere che mi sono state inviate dopo l’invito lanciato dalle pagine del Fatto Quotidiano . Ogni donna e ogni uomo le racconterà la sua attesa. Continua a leggere

La politica è mamma (e donna)

quadroFin dalle prime battute mi sono detta, io non rinuncerò.

Non rinuncerò agli attimi preziosi, che l’impegno ti porta via in un soffio, alle scelte delicate di quando lui ci tiene e tu non puoi proprio deluderlo.

Non rinuncerò alle prime volte di latte e miele, di piccoli denti, di nuovi progressi. Non rinuncerò ai sorrisi che cambiano, ogni giorno, perché quello prima non sia mai uguale all’altro.

Non rinuncerò alle sue emozioni grandi di fronte a un pubblico che applaude, alle maschere e ai vestiti da primo attore, alle piroette planate su un trapezio, allo sguardo di conferma e conforto, poco prima di entrare in scena alla fine dell’anno. Continua a leggere

Famiglia punto Zero. I bambini devono essere esposti alla bellezza

Una mamma può fare la sindaca? Una donna incinta può avere velleità, aspirazioni o ambizioni? In questi giorni in cui si parla tanto (e a vanvera) dei limiti e delle possibilità lavorative di una neo mamme, noi vi raccontiamo una storia che ha avuto meno eco ma che ci piace di più perché è la storia di tutte noi, mamme comune di gravidanze non mediatiche. E’ la storia di Federica Migliotti, che quando la figlia Viola aveva solo tre mesi, si è rimessa in gioco fondando la “Compagnia teatroViola”, il cui nome lascia intendere la sua maternità è stata la spinta propulsiva e non il limite. Un’impresa emotiva e lavorativa importante, in una fase di vita nuova e preziosa.

Francesca, ha curato l’intera programmazione rivolta ai bambini di Famiglia punto Zero, il festival delle famiglie che cambiano che si terrà al Maxxi di Roma il 20 marzo. Continua a leggere

Another mother*

“Sarà bellissimo, non è come credevo, sono stanca, sono su di giri, lasciatemi in pace, ve lo voglio raccontare, zitti per favore, andiamo lontano, restiamo uniti”. Dal sole alla luna, dalla terra al cielo, il hula hoop di emozioni che disegna cerchi intorno alla vita, e poi si stringe sui fianchi per scivolare in basso. In basso c’è lei, oppure lui, che ti guarda e ti osserva. Quell’esserino è piccolo ma sembra enorme, perchè ha ristretto la tuoi vita e i tuoi tempi, li ha riempiti tutti come neanche un gigante saprebbe fare. Ora sono qui, qui fuori, ho cambiato te stessa, la tua vita, il vostro mondo. Mi volevi o mi desideravi? Guarda che c’è differenza e io voglio di più, voglio essere di più, voglio tutto e subito e mi devi ascoltare. prefazione

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La domanda che non ti aspetti, la storia di Marina

In primo piano

Qualche tempo fa mi scriveva Marina.

Cara Manuela,

amelie_tribute_by_darkglobeMi chiamo Marina e la mia storia ha inizio 5 mesi fa, quando con gran stupore scopro di essere incinta, questa è la mia seconda gravidanza, arrivata in un momento della mia vita, dove il mio unico “obiettivo” era la ricerca di un impiego. In breve, a dicembre 2011 mi scade un contratto di lavoro a progetto, dopo ben 3 rinnovi avvenuti nell’arco di 1 anno e mezzo, con tante promesse e nessuna garanzia. Sono una semplice diplomata,  con un curriculum ricco di impieghi amministrativi precari. Corsi,concorsi e tirocini , sono il mio pane quotidiano, la realtà lavorativa dove io abito è molto difficile, trovare lavoro e come vincere un terno al “lotto”. Alla scadenza del contratto l’azienda mi comunica che, data la crisi , non riesce a rinnovarlo, facendomi una proposta alternativa e a gennaio, se c’era una ripresa economica si poteva rinnovare il solito co.co.pro. Ma questo rinnovo non è mai avvenuto . Continua a leggere

Inside out e l’autismo spiegato a mio figlio

imagesMamma, Luca mi abbraccia forte, molto forte, troppo forte. Più che altro mi stringe. Mamma, Luca non sa parlare. Ha cinque anni, e non sa parlare.

Mamma, Luca oggi ha parlato. Cioè… non proprio parlato. Più che altro ha urlato.

Mamma, Luca urla forte. Troppo forte. Abbraccia e urla. Poi ride e poi se ne va. E tira le sedie e fa volare i colori. E’ un maleducato, mica si fa.

Mamma, Luca gioca da solo, sta li da solo, guarda il muro, gioca con le mani e poi fa così con le dita.

Mamma, Luca non lo invitare alla mia festa che me la rovina.

I bambini sono così. Non c’è da scandalizzarsi. Nessun giudizio morale, semplicemente allontanano l’indecifrabile.Lui cosa ne sa del perché Luca stringe, urla, cade nei silenzi e poi tira le sedie? Lui sa solo che non si fa, resta spiazzato da Luca, piccolo piccolo di fronte a un problema così grande. E quindi mi dice che Luca è troppo imprevedibile per la sua festa. La sua festa è preziosa e Luca è lontano. Continua a leggere

I bambini nascono per essere felici (i diritti li fanno diventare grandi)

fatatGli Stati devono rispettare nel loro territorio i diritti di tutti i bambini, senza distinzione di colore, di sesso, di lingua, di religione, della loro origine nazionale, etnica o sociale, della loro situazione finanziaria, della loro incapacità, della loro nascita.

Le bambine e i bambini hanno diritto di andare in qualsiasi Stato per unirsi ai genitori. Se i genitori abitano in Stati diversi, hanno diritto a rimanere in contatto con loro.

Gli stati devono proteggere le bambine e i bambini da ogni forma di violenza e sfruttamento. (Art. 2, 10, 19 e 36 della Convenzione sui Diritti dell’infanzia). Continua a leggere

Un mese di te

Un mese di te è stato un pomeriggio di mare nell’acqua alta e un viaggio verso il primo vagito in una notte d’estate.

Un mese di te è stato l’incontro col sonno perduto e col sorriso di tuo fratello, le ninne nanne dei grandi cantate ai piccoli e il rientro in una casa piena di voci.

Un mese di te è stato il latte tiepido e il caldo di luglio, il ventilatore acceso e il coro delle cicale, le stelle cadenti e il cannocchiale per vederle, il mare mosso e il primo temporale.

Un mese di mozzichi per baciarti e di vestiti sempre troppo piccoli o troppo larghi, di pianti da neonato e di sogni disegnati sul soffitto. Il mese degli occhi incerti e delle somiglianze facili, delle culle in fasce e dei pannolini larghi. Un mese di incontri per capire chi sei, come sei e quanto mi conosci. Continua a leggere